#53

scritto da visionesonica il giovedì, 01 maggio 2008,20:54

E' una luna, lì, in alto tra i biancori di un giorno che muore? Lì, in mezzo alle lenzuola in volo, come pennellate? Lì, dove tutto è pallido e si confonde col giallo. Strade tortuose che percorro più lentamente possibile, ora verso l'alto, ora verso il basso, curve ed erbe, campagne desolate o solo in compagnia della natura loro madre. Mi allontano dal mare dai granelli di sabbia molto sottili, di quelli che ti si appiccicano. Cani di guardia a pecore ammaestrate, uno dei due beve da una ciotola nera. Un cavallo, ieri, si è affacciato sulla strada quasi toccando il finestrino di destra della mia car, col suo grande testone marrone. Alte lingue di fuoco si ergono veloci e violente, ed inghiottono alberi verdi, in lontananza.

Ieri quel muro di cinta ha ricevuto le nostre firme, le cascate e le api e l'origano selvatico la nostra meraviglia.

Prima di lasciarti davanti ad un cancello nero..

Margherite, fiori rossi, viola, dai possibili nomi delle innumerevoli vie che imboccai prima di trovarti. Scendi giù, in questo strano mondo verde e popolato, profumato, scendi giù. Fiducia e mani e gesti..inseguimento su prati e le spine non fanno male. L'auto entra nell'abbandono di una terra, sotto la luce del sole ancora vivo, e villini e passanti forse non sanno. Se il mercurio sale gli effetti sui corpi sono devastanti pieni di ilarità. Funghi distorti, spalle rosse, visi ed occhi acquistano vitali sfumature,  cinture e bottoni sembrano muoversi da soli.. Pietre: quella giusta ci permette una colonizzazione temporanea di quarti d'ora che scorrono nell'incredulità dell'incontro, del posto, dell'ora, della situazione. Le parole saranno andate a fasi un viaggetto lontano e non si sente la loro mancanza. La mancanza riguardava il contatto, la vista, le braccia accoglienti, le teste poggiate, i sorrisi felici che possono essere ammirati. La dipendenza è forte e l'overdose non è un rischio. Acqua: sbattono onde contro rocce di vario colore, una delle quali di un colore scuro come la pece, quasi in contrasto nel biancore più o meno eguale. Tornare: dopo il tuffo nei fiori, dopo i malfunzionanti filtri, i finestrini abbassati, il tuo dolcissimo venirmi in braccio, "perchè non pesi niente"..

"Quando Ne Ho Voglia
Alzo gli Occhi e Guardo Il Sole
attraverso un milione
di miliardi
di metri cubi d'acqua
e finalmente
Non Mi Bruciano più gli Occhi"

Marta Sui Tubi - Perchè Non Pesi Niente

categoria:primavera, colori, campagna, abbraccio
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#52

scritto da visionesonica il domenica, 13 aprile 2008,23:12

.. per pochi secondi, è una sfida. Ti slegherai, non calcolerò più di tanto il mio fatale errore, continuerai ed io con te a non toccar nulla, a non incrociare braccia o dita. Mezze orette si moltiplicano, passando su quadranti che non riescono, neanche se volessero, a farci sentire lo scorrere, la pesantezza del passaggio delle lancette, i tic-tac rallentano la loro presa sull'udito che sembra fregarsene, eccessivamente attento ai silenzi di logorrea(pericolo contraddizione). Quella dai fiumi di pensieri espressi in svariate modalità, sgorgano i fiumi, poi sfociano nell'indefinito chissà dove di innata poca importanza. Luce spenta, il blocco, il mio, lo confesso, nell'istante esatto in cui (A) prende parola di sua spontanea volontà, nell'attacco, chiudo a chiave, lì, proprio lì, quel cassetto prossimo al centro. Forti odori che soccombono ancora, a distanza di giorni, annunciati ed infantili tristi addi di pochi minuti di nebbia, fitta nebbia.

Entra nel personale Libretto Noir di annotazioni giornaliere, sono ormai le ultime pagine, settembre è più di un secolo fa, non so perchè ti diedi possesso di scriverci su. Non sapevi neanche perchè stessi scrivendo, e poi di fughe e difese, attualità probabilmente represse ma in un attimo improvvisamente trasparenti da sembrare facili da risolvere nel caso, di. Tutto in quei puri bianchi fogli a quadretti. Il corridoio si svuotava di studenti, un tardo pomeriggio che si concluderà fra gli alberi, come se ci circondassero, e nello stesso tempo nous osservati, beccati, spintonati su verdi cinquecento balbuzienti, fra i corridori del boschetto e l'utopia del nessuno intorno che può anche svanire, tanto poco ci frega. I calori del giorno si affievoliscono mentre i colori si rafforzano.

.. sogno fastidi che mai si erano realizzati, non ricorderò delle follie improvvise figlie del tutto in un sorso x 3 temporalmente non molto lontane fra loro, eppure condivise. Più tardi avrei continuato a bere acqua cercando di dissetare una notte eccessivamente primaverile per me e avrei fatto i conti con il letargo dei miei neuroni. Troppo nudismo espresso. Come dopo ferragosto, dopo capodanno, dopo consapevoli scelte discutibili. Recupero neuroni in fuga in qualche esotica isola vacanziera con Siberia dei Diaframma sparato nelle orecchie ancora vergini, troppo, per un nuovo giorno, iniziato presto, proseguito in fretta, dalle chiavi che non si trovano, alla valigia che difficilmente prende e decide di prepararsi da sola, stronza.. ai semplici ciao, tanto ci si vede mercoledi, al pensiero promesso e alla desiderosa brama di ricordare cosa cavolo è successo, perchè già i pochi frammenti che rimembro mi fanno morire dal ridere.

E come pinguino accelerato cammino lungo i Candelai, osservatissimo e solo, per sfamare, sfamarci, sulla via del ritorno dal sabato notte.

categoria:primavera, emozioni, colori, abbraccio
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#51

scritto da visionesonica il lunedì, 07 aprile 2008,20:20

Le due alture si aprono come gambe di donna, si pongono come gambe aperte di donna. I colori un tempo erano quasi più scuri, sul rossiccio quasi ad esaltare il legame umano con il sole dei '60 e le terre desolate dei deserti. Come se quel sole fosse davvero più forte e più caldo di oggi. Appaiono grandi distese, nelle teste e nei cervelli, le parole possono anche essere poche e le inquadrature veloci seguono la schizofrenia del quotidiano occhio umano, ora attento, ora distratto. Se ti arrestano e ti chiedono le generalità, potresti rispondere semplicemente "Karl Marx", vi domanderebbero soltanto di fare lo spelling. I manichini dell'epoca facevano un pò paura, sorrisi spalancati e visi lucidi di finta perfezione da obbligare l'uomo all'invidia? Ma quando mai, certuni ci vivono bene nella polvere, negli abiti sdruciti, con i capelli non pettinati e la barba incolta. Può scorrere tanto sangue, puoi anche farti picchiare, la tua idea può anche essere di molti altri, o la tua idea semplicemente non è tua, ma solo di molti altri. Puoi peccare di seguire troppo certe mode, è vero. Puoi trovarti in una città, così piena di slogan pubblicitari che quasi ti convinci che sia la vera ed unica attrazione turistica del luogo. L'oggetto prendeva vita, diventando articolazione insostituibile di te, rilevando/rivelando particolari della tua personalità o magari sei tu ad adeguarti ai caratteri dell'oggetto.

(...)

Il bambino suona, nel vento e nella polvere, non risponde. L'aereo rubato vola non molto in alto, l'auto presa in prestito si ferma per rifornimenti, subito riparte. E nel deserto prende il via un curioso gioco di sguardi, a distanza di metri.

*-"la radio ha detto che qualcuno ha rubato un aereo stamattina, di la verità, sei stato tu e perchè?"

+"per alzarmi da terra"

Discendere alture sabbiose, non aspettare nessuno.

+"Quelli del mio gruppo hanno delle regole sul fumo, sono legati alla realtà"

(...)

-"Cosa vuol dire legati alla realtà? ah si, non possono immmaginare niente"

+"ma ad un certo punto si deve decidere, o da una parta o dall'altra"

-"ci sono migliaia di parti, non solo i cattivi o i buoni"

+"il fatto è che se non vedi i cattivi, non puoi eliminarli"

-"credi che se li eliminiamo il mondo sarà diverso?"

+"no, ti viene qualcosa di meglio da fare, per noi?"

(...)

-"Fai finta che le tue idee siano piante"

-"come le vedi, coltivate in un giardino, o selvatiche come felci, rampicanti, insomma, erbacce?"

+"eh..una specie di giungla"

-"sarebbe bello poter piantare i pensieri nelle teste, così nessuno avrebbe brutti ricordi, si potrebbero piantare, non so, solo le cose belle che hai fatto, come un infanzia allegra, dei genitori scapati, solo cose buone"

+"si per dimenticare quanto era orribile invece"

-"ma questo è il punto! non c'è niente di orribile"

+"ma va..?"

Il resto è lì, nel gioco dei corpi vivi, nella dimenticanza della realtà, nel proprio mondo, morsi e segni sulla pelle, e diventa la valle del primitivo essere, può calare il tramonto e ritornare l'alba e i liberi intrecci di cuore e testa rimarebbero della medesima bellezza.

E non essendo a tutti concepibile questa consapevolezza un pò freak, amen, per me lo è. E chi non sarà d'accordo, sappia che almeno nella mia testa farà una gran botto. Bum!

 

*le citazioni sono state prese da "Zabriskie Point"

#50

scritto da visionesonica il domenica, 06 aprile 2008,23:02

()

Due parentesi, una aperta e l'altra chiusa, dentro nulla. Il grido lontano, soffocato. Qualcosa, qualcuno e la sua invocazione, di pietà, di aiuto. Sembra almeno che sia così. La voce ad un certo punto si spezza, resta un sibilo, fruscii dalle labbra. Avrà incontrato il primo fosso davanti a sè. E il peso di quel sè lo avrà costretto a spofondondare giù, bocca spalancata, mani e braccia tendenti all'inutile appiglio di pareti sabbiose, briciole di terra sugli occhi, sangue dalle dita, graffi e ferite continue, sembra non fermarsi. Ed ecco tocchi terra, anima sibilante. Forse adesso in mezzo a quelle parentesi può entrare qualche lettera.

(A)

Prima compagine di una famiglia tanto numerosa, come una base solida(?) su cui poggiare un'intera struttura. Riempimento di parentesi che avvinghiano l'oggetto in questione, e se non sappiamo davvero che cosa veramente sia almeno, ne riconosciamo gli effetti. La consapevolezza del vissuto fin'ora, fra gli specchi di una stanza che non è tua, dagli interruttori della luce che non combaciano con la normale predisposizione della gente, negli appartamenti. Tutto può diventare illuminato ed apparire secondo le caratteristiche della morbida gomma, se si vuole. E non so il perchè, alla gomma darei un colore, il verde. Annuisci, guardo negli occhi e ritrovo quello che vorrei sentire, e tento di trasmettere lo stesso con i miei. Sono capacità rare. E dall'incredulità degli eventi, alla certezza di così tante cose che non possono fare altro, assieme, che convincerti.

(Fuggi)

Apri il socchiuso portone, per infilarci dentro, prevenzione al pericolo che avrebbe potuto attaccarci. Ore 5:21 circa, senti qualcosa farti male, ti tremano le gambe.

(Corri)

Semafori e traffico, pioggia, auto come ostacolo al nostro da fare, in fretta, in fretta. Dentro oltre tante porte, un giorno di pioggia e un pò di freddo. E tra le due corse, risvegliarsi stranito, finestre e mensole, coperte non tue. Accanto ancora lei, e capisco tutto in un attimo, Pennac e Kerouac ci perdoneranno almeno per questa volta, matite dentro come segnalibro, ferme da giorni troppo veloci. E lì a correre ancora, ore che sfrecciano, un film di Antonioni con quella maestosa scena dove la libertà umana viene simbolicamente rappresentata dai corpi amanti e posseduti dalla terra di Zabriskie Point. 27 ore..

(B.)

Movimenti indecenti e proibiti, qualcuno starà proprio parlando. Diventa tutto verde, viola e blu quando riapri gli occhi in una giornata di sole accecante, dopo l'infinito scorrere di minuti e battiti. E continuerei in questa pausa a rincorrere quell'essenza di cui ieri ti parlavo, scorticandomi ginocchia, rotolandomi nell'asfalto, a ricevere i lividi, segni evidenti di tutto questo movimento vorticoso di braccia e gambe(e bocche che mordono) che s'intrecciano, anche solo in una panchina al sole, di fronte economia.

(Secca sete di te)

Pianoforte nero e scrivania legno marrone, batoste, movimenti di viventi. Stringere ed affondare. E in quella notte, ore dopo, l'inspiegabile, quanto improvvisa, voglia di bere, voglia da reprimere dolcemente, almeno per ora, ed innalzarla a livelli ancora più alti e non posso che confidartelo, rigorosamente a voce bassa.

#49

scritto da visionesonica il sabato, 15 marzo 2008,02:33

Un sincero grazie a chi mi ha confidato di avere una propria testa.

(Torte e Bicchieri)

Adesso prendi un foglio completamente bianco, A4, possibilmente simmetrico e disegnaci un albero. Ritorno indietro e ti ritrovi in una strana mattinata, dai discontinui colori amari e dal casino per casa, oltre la porta vetrata con su appeso il vecchio orario del primo semestre. Gente che entra ed esce, chi canticchia, chi blatera in un incomprensibile siciliano, chi suona al citofono, chi alla porta di casa.. Sette veli in via di decomposizione posatami con grosso piacere alla fine di una serata quando le sedie e i tavoli venivano rientrati, e fra di noi, lo sguardo assente, lo sguardo assonnato ma straparlante(quella della torta), lo sguardo sveglio sempre lì ad imitare, lo sguardo fintoacido con tanto di pagliuzza morbidosa, lo sguardo che sembrava sveglio ma che non avrebbe ricordato una mazza. Frutta e cioccolato, vari bicchieri, e morsi che vorrei dimostrassero solo affetto e nulla di scabroso. Io al bancone vedo lei, sullo sgabello, maglione largo, sembra tirarsela, sguardo fiero, ma ad un certo punto non potrà che cedere. Verde e bianco. Apprezzo il gusto del cocco. E di lei che arriva a prendermi.

(Un Nodo Nella Gola)

Le mie donne, come le chiama ormai la Varanasi, mi aspettano davanti al portone, felici ed eccitate. Manca chi ha dovuto fermarsi per amiche contuse in incidenti. Si sale, la confusione da sistemare è non solo geografica. Devo comunicare determinate cose e povere mi stanno ad ascoltare. Il programma della serata è tanto eccitante quanto rischioso. Barbe tagliate improvvisamente, panini col salame e scamorza affumicata, dita che sanguinano, cessi perennemente occupati, si fanno le 20 e visto che dovevamo essere davanti la metro proprio a quell'ora lì.. 8 minuti circa, secondo più secondo meno, tra odiose strade semibuie, triste cliniche e parcheggiatori abusivi che ormai conosco meglio dei miei vicini di casa, per arrivare lì e la Varanasi che apparirà un secondo prima della partenza. Sete e sudore. Svariati "come stai.." , "è tanto eh?". Di lì a poco, finalmente a destinazione, Esse e compare Elias, la sempre presente Ali e compare che ci salvarono per un ritorno a casuzza che si prefigurava a piedi. File "o", incredulità della nostra sesta fila(rigorosamente a sinistra, tiè), vecchie dal passato punk nei cessi, strani uomini che scrivono cose su Moleskine. E sarà quando si spegneranno le luci, io di corsa al mi posto, che mi renderò un pò conto di dove ero. "Ferretti Lindo e Giovanni", avrebbe detto la bellissima Annarella, presentando i suoi gioelli, fedeli alla linea. Entrano due musicisti ed un ragazzo col microfono, infine lui. Cazzo, alto e spilungone, tutto in nero, e per un pò di secondi gli ho messo i capelli sparati degli anni '80. Era lui davvero. E per un paio d'ore, ho alternato emozioni nuove, incredulità, canti a bassavoce, urla e battiti di mani, oltre che di cuore. Attorno, attonite le compagne, immerse nel movimento e ora nella ricezione dell'arte. E sentirgli urlare parole robotiche come manifesti e poi le salmodianti frasi che tanti anni ormai NOI abbiamo impresso nella nostra memoria..semplicemente inaspettato, per la forza e l'intensità. Ci avrà preso davvero per il culo tempo addietro e recente.."A noi piace un casino confondere le idee, ma ci piacerebbe molto di più farvi ballare ve lo garantisco". Il teatro butta in avanti i suoi "fuori", "fuori" ed impazzisce completamente per "Amandoti" ed "And The Radio Plays".. poi la fine, troppo presto.

Su "Intimisto", non saprei, ricordo tante cose e non ricordo nulla. Vaghe sensazioni come vaghi i confini dell'infinito.

Stop!

categoria:emozioni, concerto, abbraccio
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#48

scritto da visionesonica il sabato, 01 marzo 2008,02:23

Come quando rileggi le parti di un libro che ami e che hai segnato con la prima penna, matita, colore che hai trovato nel disordine del momento. Tutto è dove logicamente e moralmente non dovrebbe essere ed il sangue potrebbe sostituire inchiostri momentaneamente fuori uso. Frasi ti dicono chi sei, chi vorresti essere, perchè ti commuovi, perchè stai viaggiando da fermo, perchè tante cose. Un sorriso e in sottovoce un "uao..mamma..cavolo".

Ho rischiato di bruciare merendine sulla padella, svegliare coinquilini in coma da droghe del primo anno, svaporare il thè. Fra lo stupore e la leggerezza, la luce dalle finestre porta-sacchi-immondizia-non-differenziata in quella sorta di "bella napoli" palermitana, ancora dormiente? Non ricordo. La cameriera di turno è andata alle Hawaii e il turno maschile per le stoviglie si è perso di vista. Ma di brutto! I tacchi del piano superiore, di qualche essere fastidioso che perennemente corre, calpesta pavimenti, passa da stanza a stanza. Troppa disinvoltura da bambina carina con scarpe da mamma idiota e distratta. Piatto e tazze, e il demonio sulla scrivania: ma si guarda e passa, no? Come vampiri, non abituati alla luce, assetati della sostanza.

E la sveglia perde nettamente la sua funzione. Fotograferei la scena, attimo per attimo, l'ossessione per il secondo immortalato per donarlo all'eternità, come nel protagonista di Blow Up. Ma non dispongo di forze necessarie nè di marchingegni specifici. E resto solamente ad ascoltare e ad ammirare.

categoria:ricordi, giorni
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#Per Farcela

scritto da visionesonica il mercoledì, 27 febbraio 2008,16:57

Stranezze di temperature calde, oggi, maniche corte e finestre aperte e la bianca tenda a muoversi leggermente da soffi di venti placidi. Arrivano i momenti giusti per le scampagnate, le corse nel pietrisco, i fumi di salsiccia, le bevute di vino, rigorosamente rosso, alberi e tavoli di legno. E prima di lanciarsi liberi in tutto questo ben di dio non dimenticarsi di portare tutto con sè. Sistemare le valigie, le borse, anche quelle frigorifere, gli stipetti mentali e corporei che sempre ci consigliano di formattare obbligatoriamente. Quando vedi che non basta più premere il tasto Reset e riavviare il sistema.

I bisogni li sento. Sono difficili da estirpare, le parole non funzionano sempre così bene come i gesti, gli sguardi o i silenzi. Non aiuta essere in compagnia di tanta gente, troppa, proprio mentre stavi per farcela. C'è una confusione, dove bene e male si coccolano, si baciano, si allontanano e si odiano. E probabilmente è soltanto vita, figlia di quei due genitori(bene e male), che avrebbe la propensione verso la prima, se solo avesse coraggio. Tanto non mi scappi come non puoi da te stessa.

Ti basta anche la sola piccola cosa: ritrovi un auto per poter correre nelle strade sconosciute di una città, accelerazioni avventate, frenate brusche, curve in seconda, l'auto va ancora nonostante i colpi del tempo e scomparse temporanee, ma riesci a non farla fermare. Prendi consapevolezza del movimento, e sicura dimentichi l'ansia che t'aspettava lì dietro l'angolo.

E proprio adesso, nell'orgia dei traguardi e degli odori, arriva il momento.

categoria:maschere, abbraccio
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#Blume

scritto da visionesonica il martedì, 26 febbraio 2008,03:45

Adesso è strano ed insopportabile. Non si vuol pensare, sarebbe pesante, zavorra nel grande oceano del niente. Sai che il viso da toccare con mano, osservare e scrutare attentamente, le mani da prendere con dolcezza e le spalle abbracciarle, sarebbero delle soluzioni alle momentanee fughe dei nervi. Preferiresti non essere mai partito, e concedersi altri minuti. Sento la scia della ragione sull'organo, malato, malati, scie, malate da trauma. Diffuso, no? 

C'erano degli umani. Imperturbabili macchine che respirano artificialmente si emancipano: perchè no? I colori non possono sempre e solo ingannare. Un fiore, è gradevole alla vista, nelle sue venature scorre linfa, il verde è un buon colore, ed il suo gusto, si, di quando ne succhi la vita, è di quando ne assapori l'essenza. Avere il controllo dell'oggetto del tuo desiderio, averne il potere. Gridarne il suo nome, e farlo proprio. Un bene, no?

E i fiori escono dai megafoni.. ultimamente li porti con te.

la la la la la lalaaa..

                                            Shhh..

categoria:colori
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#Des Visages, Des Figures (part II)

scritto da visionesonica il giovedì, 14 febbraio 2008,03:00

Bianchi o gialli, ma chi si ricorda, rettangoli o quadrati? Un tavolo al muro, cinque sedie, teglia portata da casa profuma di buono, anche quella che nel forno cerca di far cuocere una crostata, per l'appunto la parte inferiore. Disastri in cucina? No, no, anche perchè, fortunatamente, l'improbabile esistenza della pasta sfoglia già condita da improbabili verdure era già finita nella spazzatura. Muffa! Avvelenamento scongiurato. E tra una cosa e l'altra, la trasparenza vitrea offre gradazioni alcoliche da liberazioni di mattine e settimane, dure, complesse, recluse, senza respiro.

E quella sera, di respiro se ne ebbe tanto a che fare.

Sulla finestra, ore dopo. Mentre attorno si affievolivano le voci e queste ultime si addentravano nel buio di una stanza. Si, quella dal comodo balcone per poter far pipì su macchine sottostanti. Sulla finestra, situazioni.

Doveva essere freddo, quel pavimento? Corpi troppo pieni di qualcosa che tanto tempo era stato tenuto dentro, adesso in questo strano bagno. Qualcuno può anche guardarci stranito, possiamo anche fare silenzio, certo, ma chi ci vieta di respirare? Non certo chi decide da un momento all'altro di infliggerti la crocetta da lista nera. Non certo, orari inconsueti, macchine che spariscono, coma mattutino, esami bastardi, o la non-vita degli altri. Bisogna scostare i capelli certe volte. Far vedere bene il viso. Si lo sto facendo, è quel che vedi.

"Domani è lontano. Se mi ami ora." Baustelle - La canzone del parco.

Domani si avvicina sempre di più, sfumando la notte, evaporando il tempo fra muri e comodità di morbidi corpi. E se rido, è perchè dovrei dirti tante cose. Adesso vai..

Scatto d'abbraccio, lunga stretta, copia e incolla di labbra fisse, secondi, minuti. Ti terrei.. consapevolmente affezionata.

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#Des Visages, Des Figures

scritto da visionesonica il mercoledì, 06 febbraio 2008,18:37

Il viaggio di ritorno passa fra sedili e block notes, e se l'asfalto malconcio non era il giusto supporto su cui poggiare braccia e gomiti, almeno una sua utilità l'aveva.

<< . Rewind!

Ormai, la paura di non trovare un'auto al proprio posto prende anche me e uscire a controllare non ascoltando i feroci gradi pungenti della fine della notte sulla mia pelle, non mi fa tanto pensare. La vista, per gli oggetti e per gli esseri terreni, termina quando dal buio di palpebre discese si apre un altro universo. Non penso sia l'unico a saperne l'esistenza. E l'intorno si fa come vuoi con lei, presenza fautrice di atmosfere che fungono, dalle ore fredde che diventano calde dal passaggio dell'arancione alogeno. Ma non basta. E non basta un piumone, che probabilmente mi avvolgeva da piccolo, a riscaldarti. Parole sui passati navigano su mari tranquilli, nell'agio temporale che tanto mi fa sorridere, perchè stupisce. Le notti si fanno fonde e il timer chiama all'ordine. La tempesta, che poi al risveglio mi accorgo sia passata vorticosamente da qui, non fu per nulla distruttiva: frammenti sfilacciati, pseudo-tappeti con tutto sopra, scrivanie dove libri, fogli e oggetti di poco conto s'innescano con violenza, sedia zeppa di vario vestiario che tocca terra. Il buongiorno pervade me dopo qualche secondo, è concreto seppur non palpabile, fra faccine e bene. E rimettendo quel che un vecchio stereo aveva offerto, tutto si ripresenta, ed io, puntuale, rientro nel rifugio da doppio piumone con tutto quello che si può credere e tutto quello che non può essere successo.

Lì, oltre l'angolo, per spiegare qualcosa, semmai sapessimo. Ti ritrovo, in una delle mie case, giorni dopo, nei piani alti, dai silenzi dell'immobile chiuso in uffici, allo spostamento delle nuvole e al rumore del vento.

Giri notturni e rischi collettivi, perdersi fra queste strade è normale anche se ti ritrovi con cartine stradali pre-stampate per l'occasione. E' dai quei guanti lasciati lì per sbaglio che incomincio a riconoscere determinati odori. I segni sulla carne ricercano ignote cause e..

.. la sostanza stupefacente ultimamente in uso è fornita dallo spacciatore sotto casa.

categoria:emozioni, giorni, inizi, abbraccio
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