#Spaccatemi la faccia per favore 

scritto da visionesonica il martedì, 19 maggio 2009,14:28
L'insofferenza mi porta difficilmente a decidere.
Le parole si mangiano da sole
Il mondo gira e gira anche senza me
La gente che ce l'ha fatta non mi dà la forza
Desidero una volta ogni tanto qualcuno che mi spinga ai cambiamenti
Tante cose mi danno noia
Tanto altro mi genera odio
Vivo e poco me ne rendo conto
Sopratutto di quel che mi resta
Ho la testa incasinata di cose apparentemente buone ma mai una la continuo fino all'ultimo
Rinasce in questi casi la fuga che è perdita
Non avrei il coraggio di rinascere nella fuga
Solo di dimenticarmi
Che è più facile
Il mondo è tanto piccolo a volte perchè non ti sforzi a guardare oltre
Passano i primi dieci anni del duemila e ti chiedi cosa hai fatto
Rimangono quelli che vanno, quelli che lavorano, quelli che si stanno formando
Quelli già ricchi, quelli che ce la faranno, quelli con dei progetti sicuri, quelli aiutati da papi,
Quelli che appaiono contenti non facendo niente e sguazzano nei fottuti social network di sta minchia
Quelli che invece scompaiono e chissà che fine hanno fatto
Quelli che meno male senti al telefono, quelli che non avranno mai le idee chiare,
Quelli che si confidano, quelli che solo ridono, quelli vecchi appena nati
E quelli morti giovani, quelli senza coraggio, senza perchè, senza voce, senza caratteristiche
Quelli che ti chiedono favori, quelli che chiedono di te

Mi sono bloccato guardando le rondini volteggiare
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#Cartelli illuminati 

scritto da visionesonica il martedì, 19 maggio 2009,11:38
Sogno numero 30435. Viaggio autonomo ed autogestito, come stanotte, nelle periferie vissute di una città, e non si sa bene per quale motivo ma ad un certo punto chiediamo una palla. Sostiamo su un marciapiede e risento quella piccola voce che mi illumina un cartello con su scritto "Va bene" e un altro con "Sai cosa mi devi dare" e non per via delle richieste e l'obbligatorietà di esse ma per esclusivamente per voglia inizio ad accarezzarla. Come se mi avesse accompagnato per mezzo mondo e ne percepisco la saetta che si scaglia proprio lì dentro.
Altro cartello s'illumina: "non dimenticare e non infrangere gli specchi vitali quasi bohemienne";
Quella frase è sul passato, come spinta verso i burroni di fiori di domani dove mi butterei con piacere e fragore. Opprimenti resistono gli stalli del dubbio su ciò che combinerò di me stesso e la difficoltà del ritrovamento delle strade e strade buone come i vini, senza perdermi, quelle che mi porteranno dove il rimpianto non esiste.
Adesso tentiamo di invadere l'altro mezzo e poi lo spazio, quello che s'immagina senza rumori e senza aria.






E se magari fossi contento di ciò che scrivo sarebbe davvero un piccolo traguardo..cazzo.
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#Che possano arrivare quegli anni 

scritto da visionesonica il martedì, 14 aprile 2009,15:54
Sono fiumi vergognosi senza categorie,
senza petti caldi e spalle oltre i cancelli
aperti

Si manifesta l'inutile piazza dove si sa
del raccolto di tutti e del vero guadagno di pochi
scelti

Le onde solcate, gli anni dal sogno asciutto,
ma la compagine si annoia e nella gioia
vuole soffocare

Le prigionie del muto che implode
nell'asettico respiro che avanza
con costanza.
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#Di-vino 

scritto da visionesonica il lunedì, 30 marzo 2009,15:07
La danzatrice del cielo in equilibrio con se stessa, con i piedi attaccati alla corda, corda attaccata alla chiesa.
Brulicante popolame festante ed avvinazzato come in una Venezia mascherata. L'estate chiama l'acqua nelle borse e sulle facce e d'improvviso i fuochi di colore e d'artificio esplodono negli occhi semichiusi di una bambina impaurita. I cortili della via centrale, il corso, racchiude cortili porticati ed illuminati di teatro e musica e vini locali si ergono al cielo, rossi, ed occhi miei sentiranno di volerne fare parte.
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Premonizioni spagnole e portoghesi nella Palermo nascosta dalle lenzuola: il gioco sta nell'infilarti dentro, alzare il telo, e con sorpresa osservare che mondo ti si presenta addosso. L'ottantenne con la chitarra è il più figo di tutti.
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Mosaici di bicchieri e quadri brilli di dei.
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#..un pallone rigonfio di musica.. 

scritto da visionesonica il giovedì, 19 marzo 2009,15:53

Vinicio- L'ho visto, gli stretto la mano, ho letto i suoi occhi ed ammirato il suo sorriso. Nella bolgia degli spettatori, gli assetati affamati fanno loro un posto a sedere non pagato, gli imbottiti di droghe ed alcolici respirano immeritatamente, i timidi restano nelle loro gabbie mentre i liberi di scontrosa gioia aprono le celle con le loro chiavi.

Ho stretto la mano di lei forte, non nel senso fisico, ma nel senso di potenza emotiva. Ed è stato come assaporare ogni istante di quella meraviglia e di quello stupore che nessuno sipario si permetteva chiudere ai nostri occhi, ai suoi.

L'inconsistenza degli strumenti sul palco è prevalentemente ossimorica. E' più che altro l'impossibilità nell'esprimere ciò che disegnano(mondi..), ciò che raccontano(vite..), ciò che risvegliano(anime..). E sul palco tutto diventa finzione scenica al servizio dello spettatore. L'abbraccio tra chi dà e chi riceve. Verso l'osmosi dell'inno.

Le gabbie sono spesso nostre stronze creazioni. Libero dalla personale gabbia, mi getto sotto al palco, mi sento volare, sto danzando e immagino di farlo con una corna di fiori e completamente nudo fra fanghi accoglienti e tanta gente come te.

Ostacolati e mal visti dalla parte morta della bolgia e dalla sicurezza, porteremo, ad un certo punto, la festa all'apice della sua forza corrosiva e "scaccia-crisi". L'osmosi è compiuta, il minotauro danza barbaramente con le campane, l'equilibrista tenta di liberarsi dalla camicia di forza, il giocoliere riesce a mettere tutto sul suo mento e anche un fischietto diventa dengo protagonista musicale.

Il sudore inonda tutto e tutti e l'aria si fa densa e calda e così popolare che il teatro ormai non c'è più, non ha pareti nè poltrone. E' stato smantellato e adesso ci ritroviamo abbracciati in una grande piazza di paese ad assaporare i doni di un viaggio appena concluso, i dolci locali nel giorno di festa, a battere, da forsennati, le mani al ritmo veloce di melodie vive e sghembe ballate.

Tutto si chiude come un sogno che finisce bene. E come era iniziato, il gigante ed il mago ti accompagnano ancora portandoti per mano, anche all'inferno, verso l'uscita. Ma non avrai più paura.

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# 'E'come dire a un Cristo "Sanguina meno" ..' * 

scritto da visionesonica il venerdì, 30 gennaio 2009,16:31
La grassa nuvola si ciba in continuazione e poi vomita altrettanto. Le strade sono costruite su carta qualunque e centimetri sotto, vi abita la gente dimenticata, fra i cimiteri a cielo aperto e la pioggia che continua a cadere di escrementi, di piscio e di scarichi di ogni genere. Ci vogliono far credere che ci siano le fogne, lì sotto. "Non dire a nessuno che siamo qui, sarà la fine di tutto, di noi e di te, di voi", richiudo un mattone semiscoperto mentre cammino lungo i vicoli della Vucciria e penso che facce così sporche non ne avevo mai viste così vicino. Scappo via, piogge acide si abbattono sull'ombrello appena comprato con due euri e appena da buttare per tutte le, inevitabili e perdenti in partenza, lotte col vento forte. E' un paesaggio bucolico quello dei laghi neri in mezzo ai marciapiedi, della gente ben vestita che ci si tuffa dentro, delle macchine giocherellone che ci passano sopra a velocità massima perchè i "piloti" sono affascinati degli effetti dell'acqua che sale su, dal cielo alle facce dei passanti.

Il canale
Dai tombini zampillano festanti fontane e l'asfalto circostante non si vede più, ricoperto da acqua grigia e scura. Palermo è una di quelle città che si ritrova le abitazioni al piano terra, sulla strada, sul canale improvvisato di un giorno di pioggia fra le fontane e i giochi d'acqua del traffico.

Treni sotto serra
L'attesa della cosiddetta "metro" è accompagnata da un rumore romantico di acqua che scende da su, dove in pratica passano molte macchine, per cadere e formare laghetti a ridosso del sottopassaggio dagli scalini inquietanti di umile fanghiglia misto a robe varie.

La grassa nuvola un giorno vomiterà così tanto che la terra non terrà tutto per molto e crollerà ingoiando loro, impauriti e dimenticati dalle facce sporche e noi. Ma poi ci ricostruiranno sopra, non disperate.

*Moltheni - "Tu"
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#Si levò del fumo bianco misto a neve 

scritto da visionesonica il mercoledì, 07 gennaio 2009,22:46
Con la fredda auto Fred si fermò di botto, dopo aver percorso un lungo rettilineo con un muro di fronte: un vicolo cieco. Si fermò, praticamente, l'istante prima di fracassarsi le ossa con il suo macinino. Ginger sapeva che si sarebbe fermato, ma il suo cuore batteva all'impazzata e stava per uscirle dalla belle labbra. "Devo dirti che hai ragione, non su tutto, resto sempre un bastardo figlio di puttana, io, e tu una meravigliosa troia elegante e con un cervello fuori dalla norma". Non aveva finito. "Per di più, penso di avere luridi problemi ammuffiti e mai risolti, sopratutto da quando sono scappato dal terzo matrimonio di mia nonna Betty. Si, problemi seri, che penso di dover risolvere, perchè non voglio rimanerci secco, ci sono dentro fino al collo, cara mia". Lei, nel frattempo, aveva preso a transtullare quel lucidalabbra quasi consumato, con la solita padronanza e forse non aveva capito quali effetti portava agli uomini, e lui Fred, sperava che fosse così, almeno non avrebbe sfruttato le sue dotte "capacità" con altri. A mezzo metro da quel muro alto non più di tre, Ginger iniziò: "Quello che posso fare è solo puntarti la pistola dentro quella boccaccia, almeno smetti di colpo di avere problemi, o se preferisci.. posso aprirti il cranio con le mie unghia e vedere che tipo di merda ti ritrovi lì dentro, solo che le mie unghia ne risentirebbero". "Grazie, Gin.." disse lui e per la prima volta i suoi occhi si bagnarono. "Prego, vedo che hai scelto" disse lei. La fredda auto ritornò indietro, sul rettilineo stretto del vicolo, trenta, quaranta metri e l'auto si fermò. Ripartì d'improvviso, si guardarono,sicuri, con la terza marcia ingranata, passando poi per la quarta e per la quinta. E fu tanto breve come un bacio mai dato.
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#Inverno, delle sere 

scritto da visionesonica il venerdì, 02 gennaio 2009,23:15
Il cielo rosso nella lunga notte di quando si finì col culo esposto ai tizi che si mascheravano da passeggeri del treno notturno, i flash illuminarono il tutto in quell'attimo, e noi pensammo che si stava per avvicinare un temporale e che avremmo sentito, di lì a poco, un grosso tuono. Sotto al cielo rosso, il terrazzo, l'ultimo in ordine di altezza o vicinanza dal manto color sangue, si faceva sesso e nessuno era stato messo a fare la guardia che qualcuno di inopportuno potesse salire, ma probabilmente ci avrebbe pensato il solo Inverno a ghiacciare le mani poggianti sulle ringhiere ai lati della scala. Inverno non arriva nella stanza dei giubotti e dello specchio, la stanza delle sedie vecchie, del lettone e degli zoccoli da donna, dove un giro di chiave cambia canale alla tv della serata o forse la spegne solamente. Toc Toc "Apri Teo, apri sono Caterina, apri, perchè non apri? Toc Toc. Si fotterà la chiave con urgenza, la padrona di casa, ma almeno dirà tranquillamente di poter continuare. Non sentii alcun freddo, poi, se il barbecue era spento del tutto, e fra gli alberi e i cespugli mi nascondevi perfettamente, tenendomi perfettamente al calore, fra le tue mani. Inverno gravitava come anima in pena, sulle anime barcollanti prese per mano, su quelle stravaccate sui divani grondanti di vomito marrone, su quelle attaccate alla sedia, su quelle pomicianti. Il cielo rosso infuocò Inverno di passione e di rose nell'allegoria dell'attimo, che se non pensato o ricercato, viene davvero bene.
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#Il treno riparte.. 

scritto da visionesonica il sabato, 27 dicembre 2008,02:11
Lascio i giorni a coltivare piccoli capitoli senza continuità di tema. Chiunque, eccetto me, ne ritroverebbe un comun denominatore.

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L'immagine è quella del silenzio accovacciato sulle rocce della primavera, pomeriggio, mentre dei bimbi giocano di là dove pare esserci un pò di sabbia.
Le vie di quel paesino sembravano prendermi in giro con i loro nomi di fiori, chiedo alla gente se conoscono una certa famiglia B., che strano che debba essere proprio io a cercarla.
"Si, questa è la mia macchina" le rispondo, prima che mi possa chiedere, so, intravedo la sua curiosità mentre scosto ingombranti occhiali da sole. Le vie dai nomi di fiori, avevano smesso di prendermi in giro. L'avevo trovata, la casa. Anche lei era lì. E vi era anche un'abbandonata campagna dove ad un certo punto finimmo fra le spine e tra le margherite.
L'immagine è quella del silenzio disteso perchè stranamente ci si conosce ancora poco e non aver parole sembra quasi normale.

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Lascio i giorni a coltivare piccoli capitoli senza sapere dove ero arrivato prima.
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#Lei ha le ciglia spettinate 

scritto da visionesonica il martedì, 25 novembre 2008,13:55

Gaudì fra le onde bianche

e le piastrelle blu e i funghi,

incolume piazza di Roma,

dolci puttane pulite mentre

il frutto richiama d'attenzione

e di gloria, la fama da portarsi, ognuno

nelle proprie valigie,

e le ampie braccia che tengono

distanti le genti, donano

aria e parlano secondo i

gesti di mille popoli che trovano

qui cose che diventano proprie.

Mirò, le costellazioni,

le donne, lo spazio,

l'uccello, la fuga.

20/11/08

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